lunedì 4 febbraio 2013

dal Corriere del Giorno

Sul posto dell'incidente: una piccola cava la prima tomba della giovanissima Stefania Casamassima, non più di 20 metri di profondità
 La tragedia di Castellaneta: sarebbe bastato un guard rail…
Gugliotti e don Alfarano: bravi ragazzi. Il pellegrinaggio dei cittadini. I fiori sulla recinzione


CASTELLANETA – Assurdo. Il luogo dell’incidente in cui ha perso la vita la giovanissima Stefania, oggi alle 15,30 i funerali in Cattedrale, è un via vai di persone, una processione: i più escono dalle loro macchine, molti altri si fermano e chiedono a chi torna dall’affaccio sulla “gravinella”, un dirupo quasi a strapiombo ma di non più di una ventina di metri, con un po’ di macchia mediterranea, di là dalla fragilissima rete di filo ferro sostenuta da paletti in ferro che la separa dalla strada. Una sola è la prima parola: assurdo. Poi le ipotesi, poi la rabbia, poi le idee della messa in sicurezza della strada. In effetti quell’incidente appare inspiegabile: si entra in un breve rettifilo in leggera salita, si sbanda, ma perché? Una sbandata da pozzanghera, un randagio che taglia la strada, un abbaglio d’altra macchina? Fatto sta che la macchina dei quattro giovani attraversa la carreggiata, sfonda la rete e va giù, lasciando nella macchia mediterranea che, chissà perché non l’ha fermata, soltanto lo specchio retrovisore. Tocca a Stefania pagare per tutti il pizzo al destino e lascia lì la sua brevissima vita, piena di speranze e di sogni.
La vittima: Stefania Casamassima, 19 anni
Il “Corriere” ha chiesto l’assistenza di Cosimo Fungoso, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strada e del Tribunale del malato. E’ Fungoso che conosce tutte le trappole delle strade di Castellaneta e ha segnalato a tutte le amministrazioni che si son succedute pericoli e soluzioni. “Questa rete di protezione, dice, spingendo sul paletto quasi piegandolo, non protegge proprio nessuno, qui un guard rail avrebbe salvato la vita alla sfortunata Stefania. Indispensabile il guard rail, perché di là c’è il vuoto, era una piccola cava di tufo, si ruzzola e cade sul duro». Una cava per prima tomba, per la giovanissima Stefania. «L’Associazione si costituirà parte civile contro l’Amministrazione per la mancanza di una adeguata protezione. E poi è strada questa?» incalza Fungoso: vi si entra dovendo passare in un pozzanghera, sconnessa, dissestata, sbilenca, di nessuna illuminazione, eppure siamo alla periferia del paese, piena di buche, è una delle strade che collegano il paese alla stazione ferroviaria, un nonnulla diventa un pericolo. Arriva una donna in lacrime, accompagnata da marito e figlio, reca un mazzo di fiori, è la zia, dice una, le si fa largo, lega i fiori alla rete, non s’avvicina alla porta dell’inferno, e se ne torna accompagnata dal costernato silenzio di tutti. Arrivano i carabinieri per il rilievo, fanno sgomberare il posto da macchine e persone, ma lasciano passare un’altra ragazza, anch’essa in lacrime e col suo mazzo di fiori e aspettano che completi il suo triste rito. Nel frattempo ecco don Franco Alfarano, non oltrepassa la macchina dei carabinieri che chiude la strada maledetta e dice: «Conosco Gaetano, uno dei quattro, il fratello di Stefania, le loro famiglie, brave persone». E china il viso e tace: una preghiera, forse, o forse una domanda a Dio: Perché? Arrivano amici dei ragazzi amici della comitiva di Stefania: i due ricoverati qui a Castellaneta sono già fuori, l’altra ragazza ha solo piccoli traumi ossei. Scrutano la strada, in cerca anch’essi del che cosa abbia spinto fuori la macchina dei loro amici. L’accaduto lo sapremo quando sarà sopravvenuta la calma e la lucidità, quando sarà passato lo choc, ma a che serve più la verità: un incidente come tanti, in Italia, patria di strade malandate, ora anche questa Comunale 65 avrà la sue stele, forse con la foto della graziosa Stefania, e i suoi fiori. Il mestiere, a volte impietoso, impone una visita alla casa dei familiari, nella trafficatissima via San Francesco: il largo marciapiede è pieno delle amiche e degli amici di Stefania, adolescenti alla loro prima prova del dolore, tutti in lacrime, facce pallide, molti non hanno nemmeno dormito la notte, quasi una muraglia, come affacciarsi sull’uscio? Qualcuno vuol ricordare Stefania? Silenzio, tutti chinano il capo. Il cronista si sente estraneo in questo luogo e in questo momento di pianto, bisogna andar via. Resta l’ultimo capitolo di una tragedia, chi parli per la città, il sindaco. Giovanni Gugliotti è nella sua stanza, il corridoio è pieno, sulla scrivania i giornali aperti alla pagina che parla della tragedia. «Che dire?», esordisce Gugliotti, senza aspettare la domanda: «Rubino è stato un mio candidato, li conoscevo, tutti bravi ragazzi. Ieri sera appena seppi sono andato sul posto e anch’io come tutti son rimasto incredulo per quell’incidente. Stefania era già diplomata, so che voleva partire, per Siena, Pisa, aveva amici». Altra è stata la sua partenza, dice in sé il sindaco. Arriva il capogruppo Walter Rochira: «Questo incidente, dice, restituisce priorità alla sicurezza sulle nostre strade, queste tragedie non sono più ammissibili».

venerdì 14 dicembre 2012

L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

Via Calabria

Via Calabria

Via Roma

Via Calabria, ci sono voluti circa 10 giorni per intervenire

Via Taranto, c'è voluto circa un mese per intervenire

martedì 4 dicembre 2012

dal "Corriere del Giorno" del 30 novembre 2012


Lo scontro in Consiglio: presidente e vice nel mirino dell'opposizione per il Bilancio-lampo

Castellaneta, sfiducia oppure dimissioni per finirla con la malapolitica?


 
CASTELLANETA – Il dilemma e l’alba.
Dal bilancio, veloce quasi come un fulmine, alla sfiducia consegnata su carta, poi parlata e forse urlata e degenerata in avanspettacolo sui tanti video del web e in tv con Striscia la notizia.
I sei consiglieri d’opposizione, Rocco Loreto, Leonardo Rubino, Michele D’Ambrosio, Stefano Ignazzi, Giuseppe Rochira e Maurizio Cristini hanno presentato una mozione di sfiducia contro il presidente del consiglio Carlo Nardulli e la vicepresidente Simonetta Tucci.
Nella pagina si leggono severe parole: l’art. 54 della Costituzione prescrive l’adempimento con onore delle pubbliche funzioni, l’art. 8 del Regolamento comunale prescrive che la presidenza tuteli con imparzialità la dignità, il ruolo e le prerogative dei consiglieri comunali; prescrizioni violate nel Consiglio comunale del 3 novembre 2012 con “comportamenti scomposti, ribalda spavalderia, ilarità fuori luogo” contravvenendo “in modo plateale ai doveri di imparzialità e alle responsabilità” con anche vilipendio “della dignità e del ruolo del Consiglio comunale” e “incalcolabile danno all’immagine e al ruolo della massima Assise comunale, espressione della rappresentanza e sovranità del corpo elettorale”.
La mozione di sfiducia, pur destinata alla reiezione, consegnando il dibattito agli atti consiliari, fa diventare eterni quei tre minuti, che da voler essere giocosi son diventati infausti, un marchio d’infantilismo, peggiore della ribalderia, su tutta la maggioranza, che però resta impresso sui presidenti.
Il dibattito che si terrà il cinque dicembre non potrà non essere al calor bianco, cioè scantonerà nei personalismi: per le istituzioni e la storia cittadine, un momento più buio di quello del bilancio dello sgarbo istituzionale e umano: una situazione macbettiana, il male tira il male, o, per dirla con un eloquente proverbio: di male in peggio.
E’ stato detto che la misura per il comportamento verso altri è quella del comportamento che non si vorrebbe verso se stessi. Ma una volta commesso l’errore c’è un solo modo per ripararlo: riconoscerlo e uscir di scena, in modo che non se ne parli più. In Italia, però, l’uscir di scena non si usa nemmeno per conclamati reati, che si può pretendere da uno scherzo di cattivo gusto?
Epperò bisogna pur cominciare. Oggi anche dal più sperduto quartiere nazionale sale il grido di compostezza, di essere e sembrare irreprensibili, essere austeri a cominciare da se stessi, per dirla col più famoso censore dell’umanità, Catone.
Presidente e vicepresidente sono alle prese con un gravoso dilemma: essere sommersi essi, la loro storia e le istituzioni dalla censura di sei colleghi e di molti cittadini, o impedire la scrittura di quest’altro capitolo di malapolitica? Sentire le dure parole di rimprovero e derisione della sfiducia, o dimettersi?
Non è tardi per essi almeno per liberare lo scranno presidenziale e, così facendo, suturare la ferita inferta alle istituzioni e alla propria dignità, e creare le condizioni della riabilitazione.
E per far ammirare anche una tersa alba di una politica di servizio alla città, invece che a se stessi.

mercoledì 14 novembre 2012

messaggio di Cristiano Rizzi su Facebook del 8 novembre 2012

Cristiano Rizzi Invito tutti miei amici di fb a leggere questo articolo scritto dal nostro concittadino Massimo D'Onofrio a cui va il mio più sincero plauso per le argomentazioni spese che mi sento di condividere in pieno. Ho visto che in questi giorni si è fatto un gran parlare di quanto accaduto in Consiglio Comunale e qualcuno si è preso persino la briga di verificare il mio voto all'interno del sondaggio lanciato dai ragazzi di ViviCastellaneta. Posso solo aggiungere che, per quanto mi riguarda, all'indomani delle elezioni comunali mi ero ripromesso di aspettare un anno per esprimere un primo giudizio sull'attuale amministrazione. E ciò, sulla scia di quanto dichiarato ed auspicato dal sindaco Gugliotti circa la necessità di coinvolgere fattivamente l'opposizione nel governo della città. Ebbene, quanto accaduto, di fatto, smentisce le buone intenzioni che, alla prova dei fatti, si sono risolte in una indegna farsa. A Giuseppe Rochira, a Maurizio Cristini e a tutti i consiglieri di opposizione va la mia personale solidarietà. Quello che è successo altro non è che la rappresentazione in piccolo di quanto accaduto in questi anni. Parlamento e consigli regionali pieni zeppi di "nani veline e valletti/Minetti" buoni solo ad alzare la mano magari senza nemmeno sapere quello per cui sono chiamati a votare. Tanto è vero che il Presidente Berlusconi ha sempre ribadito che, fosse per lui, in Parlamento sarebbero sufficienti una decina di persone. ...non a caso la gente è stufa e sfiduciata della politica e dei politici. Ecco, mi auguro che alle scuse (davvero inutili e puerili vista l'evidente ed accurata premeditazione di quanto accaduto) seguano fatti concreti e che più che all'orario si cerchi di realizzare qualcuna delle tante promesse fatte in campagna elettorale. Hai proprio ragione Massimo ..."povera democrazia!".

INTERVISTA STUDIO 100 PRIMA PARTE

INTERVISTA STUDIO 100 SECONDA PARTE

INTERVISTA STUDIO 100 TERZA PARTE

intervista La7